CONSUMATORI CONSAPEVOLI…UNA QUESTIONE DI ETICHETTA!

16 Novembre 2020di Rolando Bolognino0
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Buoni, puliti, sani: questi sono i tre aggettivi che dovrebbero contraddistinguere tutti gli alimenti che acquistiamo.

Ma, come affermo nel libro “Nutrire la salute con la dieta mediterranea”, citando il poeta e scrittore Wendell Berry, la gente è nutrita dall’industria alimentare che non si interessa della salute.

Industria alimentare che ha come unico scopo quello di creare cibi dolci, grassi e salati al punto giusto, per permetterci di raggiungere il tanto ambito Bliss Point, ovvero il punto di massima beatitudine che rende i prodotti industriali irresistibili e noi, di conseguenza, ogni giorno un po’ più dipendenti da essi.


Certo, destreggiarsi tra le corsie dei supermercati non è semplice, con scaffali colmi di confezioni coloratissime, immagini invitanti e offerte vantaggiose, soprattutto se quando andiamo a fare la spesa avvertiamo anche un po’ di fame!

Per non ritrovarci con il carrello pieno di prodotti ricchi di grassi saturi e ipercalorici (e magari anche inutili), cosa possiamo fare?

Imparare a leggere bene le etichette presenti sulle confezioni dei prodotti che desideriamo acquistare è un atto di fondamentale importanza che può cambiare completamente il nostro ruolo di consumatori.  Sviluppare il giusto senso critico, necessario ad interpretarle, ci trasforma da clienti passivi a protagonisti consapevoli delle nostre scelte alimentari.


Prendersi, quindi, il giusto tempo da dedicare alla lettura delle etichette nutrizionali, cercando di capire fino in fondo il loro messaggio, ci può aiutare a selezionare prodotti in grado di preservare il nostro stato di benessere.

Ne dà conferma una revisione sistematica della letteratura dal titolo: “Correlates of nutrition label use among college students and young adults: A review”, pubblicata nel 2015.

Nella ricerca viene dimostrato che la spesa di soggetti che dedicavano maggiore attenzione alla lettura di queste “carte d’identità” comprendeva prodotti qualitativamente superiori.

Inoltre, anche chi riusciva a soffermarsi solo per pochi istanti su di esse, manifestava comportamenti comunque più virtuosi rispetto a chi alle etichette non dava alcuna importanza.

Nello studio, le stesse sono state validate anche come ottimo strumento di autoefficacia. Si sono rivelate, cioè, fondamentali nel motivare le decisioni future dei soggetti presi in esame e nel raggiungimento dei loro obiettivi dietetici.


Quali sono, dunque, le caratteristiche fondamentali (disciplinate dal Regolamento UE 1169/2011) che un’etichetta alimentare deve recitare e a cosa dobbiamo prestare attenzione per interpretarla correttamente?

Dieci sono le informazioni obbligatorie che vanno necessariamente riportate sulla confezione del prodotto, in forma chiara e leggibile. Arrivano ad undici se questo contiene alcol. In ordine sparso, è possibile individuare: la denominazione (il nome comune dell’alimento tal quale o frutto di una preparazione: biscotti, pane, prosciutto crudo); la data di scadenza; la quantità netta dell’alimento; le istruzioni d’uso dello stesso (pensiamo ai cibi liofilizzati, in cui è di fondamentale importanza conoscere la modalità di ricostituzione per ottenere l’alimento ingeribile); le condizioni particolari di conservazione; il paese d’origine; la già citata presenza di alcol; il nome o l’indirizzo del produttore; l’elenco degli ingredienti; la dichiarazione nutrizionale; i possibili allergeni.

Tutte queste informazioni sono una fonte di immensa conoscenza per i consumatori!

Spesso, anziché leggere, ci fidiamo di un marchio verso cui riponiamo fiducia…solo perché fa buone pubblicità oppure perché presente in posizione centrale negli scaffali del supermercato (anche questi sono spazi commerciali in vendita).

Decisione ancor più semplice se conosciamo anche quanti conservanti sono stati utilizzati per produrre il nostro pane in cassetta (con alcol!) e quali gli ingredienti utilizzati per farlo.


Proprio questi componenti sono i due elementi che per primi, ed in maniera più immediata, possiamo mettere sotto la nostra lente di ingrandimento.

L’ordine di apparizione delle sostanze impegnate nella produzione dell’alimento è subordinata alla loro presenza in termini di quantità: il primo elemento che compare è quello presente in maggior concentrazione rispetto al secondo e così via.

Tuttavia, non conoscendo le percentuali, è possibile che tra loro ci possano essere scarti di quantità enormi.

Altro aspetto da considerare è la lunghezza della lista di ingredienti (alcuni noti, altri totalmente sconosciuti). Regola semplice: ad una lista più breve corrisponde un alimento qualitativamente migliore.


Anche buttando un’occhiata distratta sull’etichetta di un prodotto, è possibile notare la presenza di alcune sigle composte da lettere e numeri.

Queste possono celare la presenza di conservanti, anti-agglomeranti, dolcificanti o esaltatori di sapidità. Anche in tal caso, meglio premiare alimenti che ne presentino un elenco più breve.

Attenzionati speciali i nitriti ed i nitrati (E249, E250, E251 e E252), insieme a solfiti ed anidride solforosa (E220, E221, E222, E223, E224, E226, E227 e E228).

I primi sono presenti soprattutto nella carne in scatola e negli insaccati, utili a mantenerne il colore rosso vivo. Peccato che i prodotti del metabolismo di tali sostanze, le nitrosamine, siano però cancerogeni.

I secondi, contenuti principalmente in succhi di frutta, pesce conservato ed in bevande alcoliche come birra e vino, sono delle sostanze antimicrobiche utilizzate per evitare la germinazione di muffe, lieviti e batteri e sono antiossidanti particolarmente attivi nel proteggere gli alimenti dall’imbrunimento. Questi conservanti hanno tuttavia un enorme potere allergizzante.


E621 è la sigla che cela la presenza di glutammato monosodico all’interno di un prodotto, un esaltatore di sapidità presente perlopiù nei dadi da cucina. A questo devono fare particolare attenzione i soggetti ipertesi, come i soggetti allergici ai solfiti. Stessa raccomandazione vale per coloro che soffrono di gastrite e reflusso, essendo questi composti spiccatamente irritanti per il tratto gastroesofageo.

Attenzione anche alle tabelle nutrizionali. Tra le informazioni da segnalare obbligatoriamente ci sono, oltre al valore energetico dell’alimento per 100 g di prodotto, informazioni sulla quantità di acidi grassi, la frazione satura, carboidrati, zuccheri, proteine e sale (meglio scegliere quelli con pochi acidi grassi saturi e pochi zuccheri!).

È molto importante conoscere le caratteristiche del prodotto per fare confronti e scegliere bene. Indicazione molto utile, ad esempio, quando siamo in vacanza all’estero e non conosciamo le marche di ciò che possiamo comprare.

Allenando la nostra mente a tali confronti e seguendo semplici regole, diventeremo sempre più consapevoli delle nostre scelte.

La sfida è aprirsi alla conoscenza e alla consapevolezza di ciò che scegliamo: poco tempo speso per preservare e migliorare il nostro stato di salute.

di Rolando Bolognino

Biologo Nutrizionista in campo oncologico e di prevenzione, esperto in alimentazione sportiva Professore a c. Master in "Scienze della Nutrizione e Dietetica Clinica" presso l'Università degli Studi di Roma Unitelma La Sapienza. Professore a c. Master in "Terapie Integrate nelle Patologie Oncologiche Femminili" presso l'universita Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Professore a c. Master di II livello in "Medicina integrata e food management per la prevenzione e cura dei tumori" presso l’Università degli Studi di Catania. Istruttore Protocolli Mindfulness.


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