COVID E ALIMENTAZIONE

6 Settembre 2020di Rolando Bolognino0
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Nell’ambito della gestione della pandemia da Coronavirus che da qualche tempo ci troviamo a fronteggiare, sono state individuate sin da subito le misure da adottare per contenere il contagio, in modo tale da evitare di diffondere tra più persone questo pericoloso microrganismo.

Chi è obeso e/o soffre di diabete riporta un peggior esito della malattia.

L’alimentazione e lo stile di vita sono i farmaci migliori per prevenire e curare queste problematiche.

Così come abitudini alimentari sbilanciate possono condurre ad un’alterata deposizione di tessuto adiposo, responsabile di instaurare uno stato infiammatorio che aumenta il rischio di contagio da CoViD-19, una nutrizione equilibrata è in grado di fornire il giusto apporto all’organismo in termini di micronutrienti necessari a supportare le difese immunitarie, in modo tale da rappresentare una marcia in più nella lotta alle infezioni.

Diverse ricerche scientifiche testimoniano una partecipazione della vitamina D nei processi di attivazione dell’immunità innata ed adattativa, in quanto è coinvolta sia nei processi di eliminazione del microrganismo invasore, sia nelle fasi di modulazione della risposta anticorpale.

Fonti di vitamina D sono il pesce azzurro, le uova, il latte e i suoi derivati.

La vitamina C, o acido ascorbico, stimola la risposta immunitaria ed è in grado di ridurre la sintomatologia relativa ad infezioni virali e batteriche. Agrumi, kiwi, frutti di bosco, legumi e alcune verdure come peperoni crudi, rucola, rapa e cavoletti di Bruxelles, costituiscono un’ottima fonte di questa vitamina.

Tra i minerali, lo zinco (presente in carne, cacao e frutta secca) agisce a livello linfocitario, stimolando la produzione di anticorpi. Una riduzione nella sua biodisponibilità determina una compromissione del sistema immunitario, condizione che si configura, non a caso, proprio nel soggetto anziano.

Anche i probiotici giocano un ruolo di prima linea nel sostegno alle difese dell’organismo: agiscono a livello dell’immunità innata, stimolando la funzionalità delle cellule dendritiche presenti nel tratto intestinale.

Sebbene un regime alimentare vario sia la chiave di volta per sostenere l’organismo nella lotta contro le infezioni, talvolta può non essere sufficiente e diviene quindi necessario integrare alcuni dei microelementi sopracitati.

La vitamina D, nella forma D3 (la più biodisponibile), è cruciale nel funzionamento del sistema immunitario.

L’integrazione consigliata, nella dose di giornaliera di 3000 – 4000 U.I. (da valutare ad personam), è necessaria per garantire supporto al sistema di protezione corporeo.

La Vitamina C, in formula liposomiale, garantisce un migliore e maggiore assorbimento: le variazioni di Ph del tratto digerente posso causare la degradazione della vitamina e una relativa perdita di efficacia. La natura lipidica del liposoma, invece, protegge la vitamina C, la concentra e ne aumenta la biodisponibilità. A seconda del caso specifico, se ne consiglia un dosaggio compreso tra i 1000 e i 1200 mg/die.

Il chelato di zinco è una delle forme di integrazione di zinco più efficace e facilmente assorbibile. Se ne consiglia un dosaggio di 20 mg/die. Alcolisti, persone affette da anemia falciforme e/o da malattie infettive croniche dovrebbero raddoppiare il dosaggio (sempre sotto supervisione medica).

Proprio in merito al CoVid-19, negli ultimi tempi si è parlato di assunzione di lattoferrina, una glico-proteina ad azione antivirale presente nel latte materno, la quale potrebbe ostacolare la fase di penetrazione del virus all’interno della cellula umana.

Tuttavia, sebbene sia scientificamente provato che renda l’ambiente da colonizzare più ostile al virus (nel bambino è indispensabile per formare il sistema immunitario), devono ancora terminare gli studi clinici che dimostrino la validità di una sua integrazione per la riduzione della progressione e peggioramento di CoVid-19.

Ad oggi non è chiaro il dosaggio e, più importante, non si sa se stimoli, in maniera troppo marcata, i fattori di crescita, esponendo l’individuo a potenziali rischi.

La nutrizione è sicuramente parte attiva nei processi di guarigione di questa patologia, tanto che il ruolo del dietista/nutrizionista nelle terapie intensive ospedaliere è di fondamentale importanza: un corretto apporto di calorie ed un’adeguata suddivisione dei macronutrienti e micronutrienti garantiscono al paziente una minore permanenza nel reparto ospedaliero, dovuta ad un miglioramento della reazione alla patologia.

Dunque, se mascherine e gel disinfettanti sono indispensabili per limitare l’entrata in contatto con questo pericoloso agente biologico, per potenziare le difese e non farci trovare impreparati in caso di un eventuale contagio, è bene iniziare a curare la nostra nutrizione già da ora.

Ancora una volta è corretto dire che un’alimentazione equilibrata agisce nel preservare il nostro stato di benessere e salute.

di Rolando Bolognino

Biologo Nutrizionista in campo oncologico e di prevenzione, esperto in alimentazione sportiva Professore a c. Master in "Scienze della Nutrizione e Dietetica Clinica" presso l'Università degli Studi di Roma Unitelma La Sapienza. Professore a c. Master in "Terapie Integrate nelle Patologie Oncologiche Femminili" presso l'universita Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Professore a c. Master di II livello in "Medicina integrata e food management per la prevenzione e cura dei tumori" presso l’Università degli Studi di Catania. Istruttore Protocolli Mindfulness.


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