CAPELLI E UNGHIE

26 Maggio 2020di Rolando Bolognino0
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Affermare che la dieta possa agire in termini di prevenzione delle più disparate patologie è ormai riconosciuto universalmente. Naturalmente sono indubbio i miglioramenti anche in termini estetici…ma oltre a diminuire cellulite, girovita e la massa grassa, i benefici derivanti da una alimentazione sana si registrano anche a livello di capelli e unghie.

Gli annessi cutanei appena menzionati sono entrambi costituiti da cellule biologicamente morte, denominate corneociti, ripiene di cheratina.

Questa proteina possiede una struttura fibrosa ed è estremamente ricca in amminoacidi solforati (come metionina e cisteina), in grado di conferire resistenza e rigidità ad unghie e capelli.

Sebbene fattori esogeni come stress, farmaci, trattamenti chimici o fisici possano indebolire la struttura cheratinica, il processo di deposizione della matrice proteica è finemente regolato da ormoni e risente della disponibilità di macro e micronutrienti.

Come suggerisce l’espressione “annessi cutanei”, è proprio dalla cute, quindi dalla parte viva, che originano e traggono sostentamento, e per questo motivo e bene trattare problemi quali il diradamento del cuoio capelluto e l’estrema fragilità ungueale dall’interno dell’organismo.

Insieme agli amminoacidi solforati, presenti negli alimenti a maggior contenuto proteico come pollame, pesce e albume d’uovo, la vitamina D svolge un ruolo fondamentale per la salute del capello: questo micronutriente, legandosi al follicolo pilifero, ne regola la fase di crescita.

La letteratura scientifica riporta infatti la presenza di recettori per questo micronutriente sul cuoio capelluto, ed è particolarmente espresso in questo sito nella fase dell’anagen e catagen, rispettivamente lo stadio iniziale e finale del ciclo pilifero.

La vitamina D può essere di origine esogena, assunta con gli alimenti (pesci grassi, prodotti caseari, funghi), ed endogena, sintetizzata a partire dal colesterolo a livello della pelle in seguito ad esposizione solare.

In entrambi i casi però è necessario che si verifichino due processi metabolici a livello di fegato e reni in grado di convertire la pro-vitamina in forma attiva, rendendola funzionante.

Tra i minerali coinvolti nel mantenimento del benessere del capello, occorre menzionare il silicio, il quale stimola la circolazione sanguigna verso i bulbi piliferi mediante lo sviluppo di pareti vascolari.

Questo elemento è fondamentale per il funzionamento di un enzima, la prolina-ossidasi, necessaria alla sintesi di collagene.

Tale proteina è utilizzata dai capelli per la produzione di cheratina, è in grado di trattenere l’acqua e favorisce l’aumento del diametro del capello, così da far apparire la chioma più lucente e corposa.

Il silicio si ritrova in riso, avena, soia, tè, peperoncino e verdure a foglia verde.

Chi pensa che la comparsa, più o meno prematura, dei capelli bianchi dipenda solo dalla genetica commette parzialmente un errore.

Se è vero che l’informazione che risiede nelle nostre cellule influenzi il tempo di comparsa dei fili d’argento, non è così noto a tutti che alcuni nutrienti sono in grado di rallentare questo processo.

Ad esempio la vitamina B12, oltre ad esercitare una importante funzione metabolica nella trasformazione degli alimenti in energia, agisce sulla ripigmentazione del capello.

Carne e pesce rappresentano una buona fonte di questo micronutriente, insieme ad alcuni vegetali quali carote, broccoli, cavolfiore.

Curare l’alimentazione può fornire dei benefici persino nei confronti della problematica della perdita di capelli, nota col termine di alopecia.

La forma più comune è senza dubbio l’alopecia androgenetica, che può colpire sia il genere maschile che quello femminile.

Nel primo caso, la causa è da rintracciare in un’alterazione dei processi che coinvolgono un metabolita del testosterone, mentre in alcune donne questa situazione coincide con l’avvento della menopausa.

Anche la presenza di quadri clinici che comportano una perdita di funzionalità dell’insulina (insulino-resistenza), è stata correlata all’insorgenza di alopecia androgenica.

Attenzione quindi al carico glicemico dei pasti, valutabile dalla qualità e quantità dei carboidrati introdotti nella dieta.

Studi clinici riferiscono che un consumo di fitoestrogeni (di cui legumi e frutta e verdura di colore rosso e giallo ne rappresentano una buona fonte) sembri ritardare la caduta dei capelli per i soggetti di sesso femminile.

Tra le vitamine, è stato dimostrato che la C, grazie alla sua azione antiossidante, sia in grado di svolgere un ruolo di prevenzione nei confronti del diradamento del cuoio capelluto.

A conferire resistenza alla fibra del capello intervengono anche le vitamine del gruppo B, le quali sono ulteriormente impegnate nella regolarizzazione della secrezione sebacea.

Tale operazione ha lo scopo di mantenere lubrificati ed elastici i capelli in modo tale da proteggerli dall’usura.

Il sebo è costituito da grassi sintetizzati da queste ghiandole, insieme a cellule morte nel fisiologico processo di turnover.

Quando presente in eccesso, questo prodotto di secrezione fa apparire i nostri capelli grassi; al contrario, se non ne viene sintetizzato abbastanza, la nostra chioma risulta secca e arida.

Tuttavia, la funzione di questa classe di vitamine va ben oltre: è anche impegnata nei processi di ossigenazione del follicolo pilifero, fondamentale per far sì che la struttura del capello si presenti ben nutrita.

Nel mondo alimentare, le vitamine del gruppo B si trovano nei prodotti caseari, nel germe di grano (frazione che viene persa mediante il processo di macina cui sono sottoposti i cereali raffinati… ecco perché è meglio preferire gli integrali!), uova e semi di sesamo e girasole.

La carenza di vitamina B è anche responsabile della fragilità delle unghie e provoca la formazione di creste o striature orizzontali e verticali, oltre a favorire le infestazioni micotiche a livello del letto ungueale.

In particolare, il deficit di biotina (anche nota col nome di vitamina B7) può determinare l’insorgenza di onicoschizìa, che consiste nella separazione dell’unghia dalla sua matrice.

A contribuire al benessere delle unghie intervengono diversi minerali tra cui il Ferro, in grado di accelerare i meccanismi di cheratinizzazione cellulare.

Questo elemento è presente in carne, specialmente quella di manzo, pesce, uova, legumi e semi oleosi.

Non tutto il ferro presente nei cibi viene assorbito in egual maniera dall’organismo, poiché questo elemento può essere presente in due diverse configurazioni: in forma eme, legato alle proteine come emoglobina e mioglobina nello stato di ossidazione 2+ (ione ferroso), il cui assorbimento dipende dall’acido cloridrico dello stomaco che attiva enzimi in grado di scindere lo ione dalla porzione proteica in modo tale da renderlo assorbibile nell’intestino (attenzione quindi all’abuso dei farmaci inibitori di pompa!); in forma non-eme, in cui si distinguono due diversi stati di ossidazione, Fe2+ e Fe3+ (ione ferrico).

L’assorbimento del ferro inorganico, quindi non-eme, è favorito quando questo si presenta come ione ferroso, e anche in questo caso la transizione da stato 3+ a 2+ è favorita dall’acidità dell’ambiente gastrico.

Attraverso la dieta, possiamo influenzare la biodisponibilità del ferro con acido ascorbico (più comunemente conosciuto come vitamina C) e acido citrico.

All’atto pratico dunque, quando ci sediamo di fronte ad un bel pezzo di carne di manzo, meglio condirlo con del limone e del prezzemolo, così da poter beneficiare del massimo contenuto di questo elemento.

Condizioni deficitarie di ferro si manifestano attraverso il pallore del letto dell’unghia, che si accompagna la maggior parte delle volte ad una condizione nota come coilonichia (o “unghia a cucchiaio), caratterizzata da una lamina ungueale piatta o concava.

Stati carenziali di zinco, invece, determinano un indebolimento della struttura dell’unghia (oltre che del capello), e ne rallentano il ritmo di crescita in quanto la loro azione si esplicita mediante il potenziamento della sintesi cheratinosa.

Per farne il pieno, è bene introdurre nella nostra dieta crostacei, carne bovina, ovina e suina, funghi, cacao, frutta secca e tuorlo dell’uovo.

Anche in questo caso, occorre prestare attenzione all’associazione con altri alimenti: i fitati presenti nei cereali impediscono l’assorbimento di zinco; d’altra parte, la fermentazione che avviene durante la lievitazione del pane degrada questi anti-nutrienti e rende l’elemento disponibile.

Se attraverso la nostra dieta non soddisfiamo il fabbisogno di calcio, fino a giungere a stadi di ipocalcemia, potrebbero apparire delle bande bianche opache trasversali nella medesima posizione su più unghie.

La distanza compresa tra la linea biancastra e la piega ungueale prossimale fornisce un riferimento temporale rispetto al momento in cui si è registrato l’insulto.

Assicuriamoci, dunque, che il nostro regime dietetico comprenda alimenti quali prodotti caseari, frutta secca, legumi, uova e alcuni tipi di verdura (verza, crescione, cime di rapa, broccoli).

In sostanza, capelli e unghie possono essere considerati come le cartine al tornasole del nostro stato di nutrizione.

Molti regimi dietetici ipocalorici, nell’attuare un drastico taglio delle calorie, possono esporre gli individui a carenze dei micronutrienti sopra menzionati.

Affinché un’alimentazione sia equilibrata, difatti, non è sufficiente regolare l’intake di carboidrati, proteine e grassi, ma è al contempo necessario assicurare all’organismo il soddisfacimento del fabbisogno giornaliero di vitamine e sali minerali, i quali, come abbiamo potuto constatare, sono convolti anche nel mantenimento del benessere di unghie e capelli.

Ciò costituisce una ulteriore prova di quanto un regime dietetico completo e bilanciato possa giovare non solo alla nostra salute, ma anche al nostro aspetto!

di Rolando Bolognino

Biologo Nutrizionista in campo oncologico e di prevenzione, esperto in alimentazione sportiva Professore a c. Master in "Scienze della Nutrizione e Dietetica Clinica" presso l'Università degli Studi di Roma Unitelma La Sapienza. Professore a c. Master in "Terapie Integrate nelle Patologie Oncologiche Femminili" presso l'universita Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Professore a c. Master di II livello in "Medicina integrata e food management per la prevenzione e cura dei tumori" presso l’Università degli Studi di Catania. Istruttore Protocolli Mindfulness.


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