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Eco-friendly e less plastic: attenzione all’igiene!

Di tutte le molteplici pratiche eco-friendly maggiormente diffuse c’è senza dubbio l’utilizzo della borraccia per l’acqua, valida alternativa alle bottigliette di plastica usa e getta: sempre presente tra chi si allena in palestra, a lezione sul banco, sulla scrivania in ufficio, colorate, logate, termiche, antiurto… quasi un oggetto di tendenza e, recentemente, anche veicolo pubblicitario!

Se ci soffermiamo a fotografare la situazione attuale in Italia, siamo il primo paese in Europa per consumo di acqua minerale in bottiglia (arrivando a circa 8 mld), secondo solo al Messico su scala mondiale… quindi salutiamo con piacere l’utilizzo delle borracce!

La selezione di questi prodotti è filtrata da diversi parametri: forma, capienza, materiale, diametro della bocca. A seconda delle nostre esigenze, la scelta sarà orientata su un prodotto piuttosto che su un altro: se nel corso della giornata abbiamo a disposizione fonti di acqua da cui poterla ricaricare, anche una borraccia da 500 ml può essere sufficiente; diverso se il refill che viene fatto alla mattina può essere l’unico della giornata, per cui sarà necessaria una capienza maggiore.

Il vantaggio di questo oggetto è infatti quello di riuscire a mantenere la temperatura iniziale del liquido che contiene. Ne esistono di vari materiali, ma senza dubbio quelle in alluminio o in plastica sono le più richieste per una migliore maneggevolezza dell’oggetto.

Tuttavia, è bene valutare i pro e i contro di ogni scelta: infatti, sebbene il fatto di essere leggere sia un punto a loro favore, insieme a quello dell’economicità, a seconda del tipo di plastica utilizzato nella fabbricazione può esserci o meno il rischio di contaminazione dell’acqua da parte di interferenti endocrini, come il bisfenolo e gli ftalati (BPA e DEHP).

Via libera quindi alle borracce i cui materiali utilizzati per la produzione sono tritan, PET, polipropilene, mentre è bene tenersi lontani dal policarbonato.

Per quanto riguarda le borracce in alluminio, la criticità è insita nel fatto che questo materiale non sia inossidabile, per cui deve essere presente un rivestimento interno in modo tale da isolare il liquido contenuto.

Precedentemente si era soliti utilizzare dei rivestimenti di natura epossidica, purtroppo facilmente danneggiabili: in questo modo l’alluminio può essere facilmente esposto al liquido, contaminandolo con sostanze neurotossiche e a rischio di compromissione renale.

Nell’ultimo periodo sta invece prendendo piede il rivestimento in ceramica, più resistente agli urti e in grado di preservare la purezza dell’acqua.

Diametralmente opposto è il discorso che viene fatto per le borracce in acciaio. Tale materiale è inossidabile ed inerte, per cui si azzerano i rischi chimici, e si rende ottimale per la conservazione delle proprietà organolettiche della bevanda.

Altro punto di forza è una minore esposizione al rischio di contaminanti batterici e muffe.  Unico appunto è la minor praticità, poiché le borracce in acciaio sono più pesanti delle precedenti analizzate.

Veniamo all’igiene: una volta scelta la nostra borraccia, è importare dedicare del tempo alla sua pulizia dopo averla utilizzata nel corso della giornata.

Umidità e calore sono due fattori particolarmente influenti nella crescita di colonie microbiche e fungine.

Anche la forma può rappresentare un aspetto in grado di influenzarne il l’igiene della borraccia: bordi spigolosi determinano la formazione di nicchie in cui i microrganismi possono più facilmente attecchire e sedimentare.

Meglio dirigersi su bottiglie dagli angoli smussati, più facilmente raggiungibili da scovolini (evitare quelli di acciaio che possono compromettere l’integrità del rivestimento interno dell’oggetto). Consiglierei di valutare come parametro di scelta anche un diametro di bocca più largo, così da facilitare le operazioni di controllo della pulizia interna.

Veniamo alla pulizia: come consiglio generale bisognerebbe eseguire la pulizia con scovolino almeno una volta al mese, mentre con cadenza settimanale si consiglia l’utilizzo di acqua molto calda e detersivo per i piatti, per poi chiudere il tutto e agitare con forza.

Per una pulizia più approfondita è possibile utilizzare l’aceto oppure il bicarbonato, mentre, secondo me, l’amuchina risulta troppo aggressiva e ne consiglio risciacqui solo in presenza di materiale organico. Se si sceglie la pulizia con aceto, occorre riempire la borraccia con un quinto di aceto bianco e il resto con acqua, facendola restare a riposo per una notte e poi risciacquarla il giorno seguente.  Se persiste un cattivo odore anche dopo averla lavata, si potrà aggiungere un cucchiaino di candeggina e uno di bicarbonato di sodio. Una volta lavata la nostra borraccia, occorre lasciarla ad asciugare senza chiudere il tappo: anche l’oscurità, insieme all’umidità, facilita la crescita microbica.

A questo proposito è bene ricordare di non utilizzare più volte le semplici bottiglie di plastica che non nascono per essere borracce, cioè per essere riutilizzate: infatti non sono testate per il riutilizzo e, per questo, possono rilasciare interferenti endocrini di volta in volta.

La borraccia rappresenta, dunque, un ottimo escamotage per ridurre l’impatto ambientale della plastica coniugando l’esigenza per una maggiore attenzione all’ambiente con la necessità di una corretta idratazione giornaliera.

Attenzione quindi alla scelta del materiale e all’igiene dopo l’utilizzo: idratarsi bene è importante e con un po’ di cura la nostra borraccia sarà un compagno solido e duraturo.

 

 

di Rolando Bolognino

Biologo Nutrizionista in campo oncologico e di prevenzione, esperto in alimentazione sportiva Professore a c. Master in "Scienze della Nutrizione e Dietetica Clinica" presso l'Università degli Studi di Roma Unitelma La Sapienza. Professore a c. Master in "Terapie Integrate nelle Patologie Oncologiche Femminili" presso l'universita Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Professore a c. Master di II livello in "Medicina integrata e food management per la prevenzione e cura dei tumori" presso l’Università degli Studi di Catania. Istruttore Protocolli Mindfulness.


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